Questo sito ha molte sezioni dedicate alla mia presentazione, quindi ecco una domanda: voi a cosa pensate quando guardate un libro?
Io ci rifletto spesso e dopo un pò di anni mi sono resa conto che è proprio vero quel che si dice: i libri hanno un’anima. Non ho mai trattato i libri come oggetti, ma come esseri vivi.
Fermatevi un attimo a pensare: i libri nascono in qualche modo, vengono creati con diverse tecniche e durante il loro percorso di vita accumulano esperienze, ricordi e si, anche “cicatrici”. Passano di mano in mano, di storie in storie, di occhi in occhi. I libri giunti sino a noi e attualmente conservati presso le biblioteche e gli archivi hanno sfidato le intemperie, sono dei sopravvissuti.
I libri si svelano, mi sorprendono ed alcuni tra di essi nascondono il loro contenuto, come un segreto. Esistono libri che cambiano, che insegnano, che spaventano e libri che regalano meraviglia, che sconvolgono.


Quindi è vero, i libri non sono solo “libri“.
C’è una citazione di Francesco Petrarca a cui sono particolarmente legata e che riesce a esprimere al meglio ciò che sento quando mi chiedono cosa significhi per me il mio lavoro.
Petrarca, nelle sue opere, ci parla del dialogo silenzioso e profondo tra l’uomo e la conoscenza, di quel legame intimo che nasce non quando leggiamo per sapere, ma quando prendiamo un libro per riconoscere noi stessi. In un adattamento delle sue Epistolae Metricae (I,6) si trova un pensiero che non posso fare a meno di condividere:
“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me.
Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore.
Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”
Restaurare un libro, in fondo, è proprio questo: dialogare con la memoria, dare nuova voce a chi sembrava tacere. Ogni pagina consunta, ogni cucitura, ogni danno visibile racconta qualcosa, e il mio compito è ascoltare.


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